Dalla via Emilia a San Pietroburgo di Tiziano Bisi, Quodlibet Edizioni in libreria

– Su “La Notizia” recensione di “Dalla via Emilia a San Pietroburgo”

Diario di bordo unico e originale. Che diventa esplorazione potente e intima dell’animo umano

Di Carmine Gazzani 

L’esordio letterario di Tiziano Bisi non poteva che cominciare nei migliore dei modi. Dalla via Emilia a San Pietroburgo (Quodlibet) è un libro che si divora, esattamente come i. chilometri che lo stesso autore ha percorso nel suo viaggio on the road, spesso su mezzi di fortuna, che da Bologna l’ha condotto in giro per l’Europa. Vienna, Riga, Varsavia, infine San Pietroburgo. Un viaggio che è diario di bordo. E il risultato è questo libro che, pagina dopo pagina, non solo si fa avvincente ma si trasforma in un’esplorazione intima e profonda degli animi – piuttosto che dell’animo – degli esseri umani. Ma Bisi costruisce anche un viaggio sentimentale in luoghi lontani e affascinanti che l’autore ripercorre insieme al lettore. Un percorso fisico, descrittivo, umano e letterario alla riscoperta del mistero che avvolge i luoghi e le città che lo hanno incantato. “Dalla via Emilia a San Pietroburgo” di Bisi è un libro affascinante che coglie il lettore impreparato, e già per questo degno di nota. Ma soprattutto Bisi cavalca un genere che soltanto ultimamente sta prendendo piede: il libro è a tutti gli effetti una sorta di “guida” ma né per i turisti fai-da-te, né una guida ragionata. È un diario di bado che arricchisce perché miniera di informazioni sulla cultura e la letteratura dei Paesi visitati, un immersione in usi e costumi lontani dai nostri e per questo ricchi di fascino. Il libro, dunque, è certamente la lettura ideale per chi ama viaggiare e concepisce il viaggio come un’esperienza emotiva e di crescita interiore. Ma è anche mezzo per conoscere se stessi tramite lo sguardo degli altri. Come si diceva un tempo – e Bisi con il suo racconto sembra quasi raccontarcelo – non sono le persone che fanno i viaggi, ma sono i viaggi che fanno le persone. Perché ogni cammino, sia esso fisico o spirituale, ci cambia. Cambia gli occhi con cui guardiamo il mondo che ci circonda. E noi stessi.