Dalla via Emilia
a San Pietroburgo

Varsavia, Riga, San Pietroburgo, Kiev, Budapest: il narratore fugge via dall’Italia in un viaggio via terra  e in solitaria in lungo e largo per l’Europa dell’Est.

Sale e scende da pullman e treni, si avventura inquieto per le periferie, le vie, i vicoli e le piazze cittadine. Di lì, con ironia e autoironia, con suggestioni, immagini e invocazioni, osserva le vicende delle persone comuni, si interroga sul significato dell’esistenza e della natura umana.

Racconta le città e, al contempo, celebra la Storia e la Letteratura che scorge e ammira, che gli si fanno incontro lungo il suo cammino.

Eppure, lui non viaggia per vedere luoghi, e neppure per scattare fotografie ricordo. Per lui il viaggio è una volontà di rischiare, anche se stesso. Una catarsi, un cambiamento di stato. Così, lui viaggia, piuttosto, per gettarsi nell’insicurezza, per sentirsi vitale. Per elevarsi, purificarsi, nobilitarsi. Conoscere se stesso e aggredire il mondo circostante.

San Pietroburgo ha un ruolo chiave nel romanzo e rappresenta la meta ultima e definitiva del suo viaggiare.

Perché San Pietroburgo è una città visionaria e la Russia è una terra mistica, affascinante, che trasudano letteratura da ogni palazzo e angolo di via.